A scuola da H.P. Lovecraft, maestro dell’orrore cosmico

Scritti e testimonianze per un’opera immancabile nella libreria di ogni appassionato. Il volume ‘Teoria dell’Orrore’, uscito recentemente per Bietti, ha il pregio di mostrare tutti i volti del Solitario di Providence; una vera e propria ‘Bibbia’ del fantastico, che ogni scrittore e critico deve leggere e studiare.

Howard Phillips Lovecraft nel 1934

La gran parte degli appassionati di speculative fiction ha letto le storie di H.P. Lovecraft, o comunque è a conoscenza del fatto che si tratta di uno dei più importanti scrittori dell’immaginario. L’Autore ha contribuito in maniera determinante a suggestionare stuoli di lettori e ha sedotto pletore di autori che non esitano, appena possibile, a rievoca le tetre atmosfere dei Miti di Cthulhu. La forza della narrativa del Solitario di Providence non si limita solo a questo, in quanto ha creato un fenomeno culturale senza eguali, che ha influenzato non solo altri romanzi, ma anche film, fumetti, giochi di ruolo, giochi da tavolo, videogame e illustrazioni.

Eppure, alla loro prima apparizione le opere del Solitario di Providence giunte in Italia, che ormai risalgono al 1960 circa, non avevano destato grande interesse tra il pubblico e avevano ricevuto pessime recensioni da parte degli addetti ai lavori. Probabilmente i tempi non erano maturi e il nostro doveva inoltre fare i conti con traduzioni dei suoi testi che non erano appropriate, e in talune circostanze erano addirittura sunteggiate!

CINEMA PRODUZIONE LOVECRAFT

testo di Giuseppe Lippi

H.P. Lovecraft, nato nel 1890 a Providence, capitale del più piccolo degli Stati Uniti, il Rhode Island (con una breve parentesi matrimoniale a New York), negli anni Venti e Trenta Lovecraft si è ritagliato un posto non solo nel mondo della letteratura “weird” – quella che si occupa dell’ignoto – ma anche fra i grandi insofferenti del loro tempo. Scrittori e intellettuali che, nel generale disadattamento dell’epoca, si sono ingegnati di offendere il sordo e sordido mondo dei moderni dalle pagine di riviste sconosciute o dozzinali come “Weird Tales”. Paradossalmente, il messaggio di Lovecraft e di altri originali colleghi come Clark Ashton Smith e Robert E. Howard – l’inventore di Conan il barbaro – non era concepito per un pubblico di bocca buona, eppure il loro manifesto tutto a favore del sogno e a sfavore della realtà riduttiva e minimale è risuonato dalla piattaforma dei periodici più umili. Lovecraft ha inventato nuovi simboli per esprimere il disagio di un mondo stolto e caotico, di un universo che non ha più nulla di organico o di spirituale: non a caso scrive nel periodo terribile fra le due guerre mondiali. La sua opera non è consolatoria e non rappresenta una fuga: scappare è poco pratico, bisogna saper immaginare l’universo con i suoi mostri.


In un suo famoso saggio, Supernatural Horror in Literature, 

Howard Phillips Lovecraft dichiara:

“Il sentimento più forte e più antico del genere umano è la paura. E la paura più forte e antica è quella dell’ignoto”

Il fatto è che la paura serve da stimolo all’immaginazione; purché non diventi un’angoscia paralizzante, è una forza che si combina con quella del sogno per indurci a liberare le nostre emozioni, a riconoscere la precarietà che ci riguarda e superare i confini del banale.

di Francesco La Manno

Lovecraft afferma che la missione precipua dello scrittore di speculative fiction non è di ricevere i complimenti dal pubblico e nemmeno di fare della morale spicciola, cosa che lo renderebbe soltanto un dilettante, ma di descrivere con esattezza ciò che vede. Lovecraft specifica subito dopo di amare il passato e di prediligere l’Inghilterra agli Stati Uniti d’America. Peraltro, dichiara di essere un materialista, elogiando i lavori di Democrito, che ritiene fondamentali per la scuola di Epicuro, perfezionata successivamente da Darwin e Spencer. Tuttavia, benché si dichiari ateo e attacchi con spregio il concetto di immortalità, avanza l’ipotesi dell’esistenza di cicli temporali tesi a effettuare un’imperitura riorganizzazione del tempo, seguendo in tal modo la teoria dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche.

In un passaggio, il Solitario di Providence arriva a dimostrare una noncuranza del pubblico senza eguali, poiché sostiene che se pure non ci fosse nessuno a leggere le sue opere continuerebbe comunque a scrivere per compiere il proprio spirito. Inoltre, ha cura di evidenziare che non è stimolato a descrivere i rapporti tra gli uomini, ma solo quel tipo di relazioni che si instaurano tra le persone e il cosmo ignoto e infinito. Infatti ci confessa che:

Il mio piacere è la meraviglia, l’inesplorato, l’inaspettato, ciò che è nascosto e quell’alcunché d’immutabile che si cela dietro l’apparente mutevolezza delle cose. Rintracciare quel ch’è remoto nel vicino; l’eterno nell’effimero; il passato nel presente; l’infinito nel finito; queste sono le fonti del mio piacere di ciò che io chiamo bellezza.

Successivamente, in ordine alle contestazioni che gli vengono mosse riguardo all’assenza di umorismo nelle sue opere risponde che:

L’umorismo in se stesso non è nient’altro che una visione superficiale di ciò che, in verità, è tragico e orribile: il contrasto tra le pretese umane e una realtà cosmica meccanicistica.

AXIS MUNDI

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Pubblicato da Andyforlife

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